4 giugno 2021

In futuro l'energia elettrica sarà prodotta nello spazio!

Grazie ai pannelli fotovoltaici, installati sui tetti o in zone altamente esposte all'irraggiamento solare, oggi è possibile produrre energia elettrica da impiegare in vari modi.

Purtroppo però l'efficienza di questi impianti non è ancora a livelli tali da consentire di sostituire completamente quelli tradizionali con cui viene generata l'energia elettrica. Infatti basta la presenza di nuvole per ridurre notevolmente la quantità di energia prodotta; il che rende questa tecnologia troppo suscettibile alle variazioni stazionali o alle condizioni meteorologiche oltre che dall'alternanza giorno-notte.

Ma nello spazio è dsponibile 10 volte più energia solare che sulla Terra e la sua efficienza non è soggetta alle limitazioni indicate prima. Diversi scienziati stanno pensando a come sfruttare questa grande disponibilità di energia.

L'agenzia spaziale giapponese (JAXA) sta collaborando con la Mitsubishi per realizzare il primo impianto fotovoltaico spaziale ed i primi risultati sembrano molto promettenti!

L'idea di base è quella di catturare la luce solare e di trasformarla in corrente elettrica che sarà trasmessa a terra mediante un fascio di microonde.

Il motivo per cui si è scelto di usare le microonde, invece di un fascio laser, è legato al fatto che hanno lunghezze d'onda che arrivano fino a 10 centimetri e quindi non rischiano di essere assorbite o disperse dalle molecole di acqua presenti nelle nuvole potendo così trasmettere la corrente elettrica indipendentemente dalle condizioni meteorologiche.

Questo progetto sembra molto promettente. Infatti nel 2015 la JAXA è riuscita a trasmettere secondo questa modalità wireless 1,8 kilowatt a 50 metri a un piccolo ricevitore convertendo l'elettricità in microonde e poi di nuovo in elettricità. Nello stesso periodo la Mitsubishi ha trasmesso 10 kilowatt (kW) di potenza a un'unità ricevente situata a una distanza di 500 metri.

Secondo la roadmap della JAXA (prima del Covid-19) era previsto nel 2018 il primo test con satellite nello spazio che avrebbe trasmesso a terra pochi chilowatt; nel 2021 si sarebbe impiegato una versione del satellite da 100 megawatt. Per la messa in orbita dell'impianto pilota da 1 gigawatt bisognerà aspettare il 2031.

Se tutti i test previsti daranno risultati positivi il lancio commerciale potrebbe avvenire nel 2037.

E' possibile trovare maggiori informazioni tecniche sul progetto dell'impianto fotovoltaico spaziale e sulle tecnologie di trasmissione a terra in questo articolo.

Le tecnologie per uno sfruttamento più efficiente dell'energia solare sono in costante miglioramento ed è quindi probabile che in un futuro non troppo lontano la corrente elettrica delle nostre case venga prodotta da impianti fotovoltaici spaziali.

Se ti è piaciuto l'articolo, segui il feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog!

18 maggio 2021

CAINE: la distribuzione Linux per l'Informatica Forense!

Quando guardiamo un film o un telefilm poliziesco spesso vediamo che le forze dell'ordine riescono a recuperare i dispositivi digitali utilizzati dai malfattori e vi svolgono sopra delle indagini digitali per recuperare dati e prove del loro impiego in atti criminali da presentare davanti ai giudici. Questo è infatti il compito dell'investigazione digitale o anche detta informatica forense.

Questa disciplina consiste nello svolgere un'analisi attenta e approfondita, mediante l'utilizzo di programmi specializzati, al fine di scoprire, identificare e gestire i dati presenti nel dispositivo sotto esame. Sono disponibili diversi programmi commerciali che permettono di svolgere adeguatamente questi compiti ma il loro costo non è proprio alla portata di tutti, così come il loro utilizzo da parte dei non addetti ai lavori.

Il mondo dell'open source mette a disposizione diversi programmi che vengono utilizzati dagli esperti di analisi forense e spesso sono installabili o pre-installati su alcune distribuzioni Linux. Ma esiste una specifica distribuzione Linux che li raccoglie e mette a disposizione tutti: CAINE.

Il nome di questo progetto tutto italiano, che ricorda ricorda quello di un famoso personaggio di CSI Miami, in realtà è l’acronimo di "Computer Aided Investigative Environment” ed è dotato di tutta una serie di strumenti che consentono di condurre indagini informatiche.

Si tratta di una distribuzione Linux derivata da Ubuntu ed è stata progettata con l'intento di fornire al professionista forense tutti gli strumenti necessari per eseguire il processo di indagine forense digitale (conservazione, raccolta, esame e analisi).

CAINE può essere avviato da un supporto rimovibile (es. una chiavetta USB) o da un disco ottico ed essere eseguito in memoria; ma può anche essere installato su un computer.

La versione attuale dipende fortemente dalle applicazioni con un'interfaccia grafica per facilitare la ricostruzione dei dati. Per evitare operazioni di scrittura accidentali, tutti i dispositivi di blocco sono ora montati per impostazione predefinita in modalità di sola lettura. Per passare alla modalità di scrittura è stata aggiunta l'utility BlockON proposta nell'interfaccia grafica.

Per condurre indagini forensi su sistemi operativi Windows CAINE dispone di strumenti forensi Windows IR/Live.

La possibilità di una semplice comunicazione dei risultati dell'analisi digitale è un'importante caratteristica fornita da CAINE al termine dell'indagine. L'idea è quella di creare un report ben strutturato e comprensibile e di evitare dettagli tecnici e divagazioni non necessari.

Quindi se anche voi volete avvicinarvi, oppure entrarvi a pieno titolo, al mondo delle investigazioni digitali allora CAINE è la soluzione che dovete assolutamente provare.

Se ti è piaciuto l'articolo, segui il feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog!

5 maggio 2021

Trisquel: la distribuzione Linux per i puristi dell'Open Source!

La popolarità di Linux è cresciuta enormemente negli ultimi anni. Le principali distribuzioni stanno attirando un gran numero di nuovi utenti che decidono di abbandonare sistemi operativi più blasonati in cerca di uno leggero e robusto.

Ci sono centinaia di distribuzioni Linux tra cui scegliere; per farsi un'idea di quante sono basta visitare il sito di DistroWatch.

Per i “puristi” dell’open source che vogliono usare solo software libero pur mantenendo la semplicità di utilizzo la distribuzione da utilizzare è decisamente quella di Trisquel.

È un sistema operativo completamente libero adatto per le piccole imprese, i centri educativi e gli utenti domestici. L’obiettivo principale di Trisquel è la creazione di un sistema operativo che sia facile da usare e completo. Include infatti una selezione completa di programmi e molti altri possono essere facilmente aggiunti tramite un installer grafico.

Nel video seguente potete vedere una rapida panoramica di Trisquel.

Trisquel è un progetto avviato dall'Università di Vigo, e successivamente divenuto indipendente e mantenuto da una comunità di volontari. È stato ufficialmente presentato nell'aprile del 2005 con il patrocinio di Richard Stallman, fondatore della Free Software Foundation.

È costituito solo da pacchetti di software libero, scelti in base ai criteri della Free Software Foundation. In particolare, non sono inclusi nè driver proprietari per le schede grafiche AMD/ATI e NVIDIA nè firmware binari per le schede wireless. Quindi se non avete la possibilità di collegare il vostro computer alla rete via cavo non potrete navigare su internet usando una rete wireless.

Sono disponibili diverse versioni, tra cui la versione "mini" per i netbook e vecchi computer e l'installer via rete per installazioni personalizzate e orientate ai server.

Se anche voi volete passare a Linux ma state cercando una distribuzione che sia ricca di funzionalità ma anche completamente aderente allo spirito dell'open source allora Trisquel fa al caso vostro.

Se ti è piaciuto l'articolo, segui il feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog!


6 aprile 2021

micro-ROS: realizzare gratis sistemi robotici distribuiti!

In un precedente post avevo parlato del middleware open spurce ROS (acronimo di Robot Operating System) che mette a disposizione un insieme di librerie software e strumenti con cui sviluppare le funzionalità che si intendono dare al proprio robot.

Finora, per le funzioni di basso livello come l'accesso al controllo, ai sensori e agli attuatori in esecuzione su microcontrollori di bordo, non è stata possibile una perfetta integrazione di questo middleware. micro-ROS, lanciato da un'iniziativa di ricerca europea, affronta questo punto e porta ROS sui microcontrollori.

micro-ROS è un framework robotico che mira a componenti robot incorporati e con risorse computazionali estremamente limitate. Questi dispositivi sono caratterizzati da: un sistema operativo minimo in tempo reale o nessun sistema operativo, alimentazione a batteria, connessioni wireless a bassa larghezza di banda e funzionamento intermittente con periodi di sospensione.

Sfruttando questo framework diventa possibile l'interoperabilità dei robot tradizionali con sensori e dispositivi IoT, creando sistemi robotici realmente distribuiti e consentendo la creazione di robot più piccoli utilizzando gli stessi strumenti e sfruttando la crescente sovrapposizione tra robotica, dispositivi integrati intelligenti e IoT.

Nel video riportato di seguito viene fornita un'introduzione di micro-ROS.

Ma il contributo di micro-ROS va oltre l'integrazione e la portabilità del software basato su ROS ai microcontrollori.

Condividendo ricche informazioni di contesto con un'ampia gamma di soluzioni IoT, i robot dotati di micro-ROS diventano più intelligenti e possono adattarsi meglio ai loro ambienti. In definitiva si aumenta la capacità dei sistemi robotici realmente distribuiti di interagire in modo ancora più intelligente con il mondo che li circonda.

Faccio un esempio per far comprendere meglio il ruolo di micro-ROS.

I veicoli aerei senza pilota, noti come droni, sono uno degli ambienti più complessi in robotica a causa delle loro risorse di calcolo a bordo estremamente limitate. Questo fatto è più notevole nei micro veicoli aerei (MAV), veicoli inferiori a 15cm in qualsiasi dimensione.

Immaginiamo ora il seguente scenario: un MAV sorvola una data area, difficilmente raggiungibile dall'uomo, comandato da un operatore di volo mediante una stazione di controllo a terra (GCS). All'interno di questa area sono presenti dei sensori che prendono misure ambientali (temperatura, pressione e umidità).

L' operatore di volo comanda il MAV verso i sensori remoti e una volta posizionato sopra di essi, il MAV stabilirà una connessione con il sensore remoto per raccogliere i suoi dati. Infine, l'operatore di volo comanda il MAV verso la posizione iniziale.

Il GCS funziona come un server utilizzando un'applicazione micro-ROS Agent, mentre il MAV funziona come un client attraverso
un'applicazione client micro-ROS. La connessione tra i due è continua durante l'intera missione
ed è fatto tramite il protocollo real-time proprietario. Invece il collegamento tra il MAV e i sensori remoti segue uno schema peer-to-peer. Entrambi
 lavorano come client che comunicano attraverso un'applicazione micro-ROS Agent lite in esecuzione sul sensore remoto.

Quello appena descritto è uno dei tanti possibili scenari d'uso in cui è possibile sfruttare le potenzialità offerte da micro-ROS.

Quindi se anche voi volete realizzare delle applicazioni robotiche distribuite che devono essere in esecuzione su sistemi con ridotte capacità allora micro-ROS vi aiuterà a realizzarle riducendo sia tempi che i costi annessi.

Se ti è piaciuto l'articolo, segui il feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog!

17 marzo 2021

The Nadine Project: gestire gratis uno spazio di coworking!

In molte città, specie in quelle di grandi dimensioni, è possibile trovare diversi spazi di coworking. Questi sono delle aree di lavoro condiviso frequentate da persone che lavorano in modo indipendente ma che condividono dei valori e sono interessati alla sinergia che può avvenire lavorando a contatto con persone di talento.

Gestire uno spazio di coworking non è un compito facile. Soprattutto perché si tratta di molto più che gestire uno spazio. Il controllo degli accessi, la comunicazione verso i membri, la gestione dei membri, la fatturazione, la prenotazione delle postazione e l'IT sono tutti componenti vitali di uno spazio fiorente.

D'altra parte, uno spazio di coworking è anche un business, con spese generali da monitorare, entrate da raccogliere e molti dati da raccogliere, analizzare e sintetizzare. Entrambe questi aspetti di uno spazio si influenzano a vicenda, limitando o rivelando possibilità in modi diversi.

Certamente è possibile gestire uno spazio di coworking usando folgi elettronici e altri strumenti ma mentre siamo impegnati a monitorare le presenze o inviare fatture, le tattiche di costruzione della comunità spesso ne risentono. Ad un certo punto questi sistemi falliscono ed è tempo di cercare qualcosa di meglio.

Anche in questo caso il mondo dell'Open Source viene in aiuto con un software ad hoc: The Nadine Project.

Si tratta di una soluzione open source creata da Jacob Sayles e dal team di Office Nomadsa Seattle. Questi ragazzi fanno parte del movimento di coworking e quindi tutte le funzionalità presenti in Nadine sono state pensate ed inserite da chi è del mestiere.

Nadine è composta da quattro applicazioni: Members, Staff, Admin, and Tablet.

Members è l'applicazione rivolta ai membri. Questa applicazione è ciò che i membri useranno per connettersi tra loro, il personale dello spazio di coworking e una comunità più ampia. Altre caratteristiche dell'applicazione Members sono il calendario degli eventi, la possibilità di iscriversi e annullare l'iscrizione alle mailing list, l'invito Slack (se consentito nelle Impostazioni) e la capacità generale di vedere chi sono gli altri membri e organizzazioni e di effettuare una richiesta di connessione.

L'applicazione Staff consente al personale di uno spazio di gestire al meglio le iscrizioni e le attività richieste per gestire lo spazio. È l'applicazione progettata per consentire al personale di monitorare facilmente l'utilizzo dello spazio, rivedere fatturazione e depositi e modificare le informazioni sui membri se e/o quando necessario.

Come la maggior parte delle applicazioni di amministrazione, Admin ha accesso assoluto ai dati dell'utente e dello spazio. Solo gli amministratori dell'applicazione hanno accesso a questa parte di Nadine.

L'applicazione Tablet è pensata per essere utilizzata su iPad all'ingresso di uno spazio come una sorta di portale. L'utente ha accesso per accedere e vedere chi altro è presente nello spazio. Inoltre, un utente può firmare documenti come un contratto di adesione.

Nel video presente su Vimeo è possibile vedere come funziona Nadine.

Quindi se anche voi gestite o avete intenzione di gestire uno spazio di coworking allora The Nadine Project vi sarà di grande aiuto.

Se ti è piaciuto l'articolo, segui il feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog!

15 febbraio 2021

Orange: analizzare e valutare gratis i dati raccolti in azienda!

Oggi le imprese, non importa quale sia la loro dimensione, sono in grado di raccogliere un'enorme mole di dati, quelli che vengono chiamati big data. Grazie a tutti questi dati possono ricavare informazioni preziose sulla segmentazione dei clienti, individuazione di nuovi mercati su cui allargarsi o come gestire la distribuzione.

Però tutto questo diventa possibile solo se l'impresa è in grado di analizzare e valutare tutti i dati raccolti; infatti nella loro forma grezza i dati restano senza valore.

Ci sono molti strumenti che consentono di applicare sui dati raccolti delle tecniche avanzate di analisi ma di solito hanno costi non sempre alla portata di tutti e molto spesso richiedono anche un certo grado di conoscenza tecnica agli utilizzatori.

Però ancora una volta il mondo dell'open source ci viene in soccorso grazie ad Orange.

Si tratta di un pacchetto software di programmazione visiva per la visualizzazione dei dati, l'apprendimento automatico, il data mining e l'analisi dei dati.

La programmazione visiva viene realizzata tramite un'interfaccia in cui vengono creati dei flussi di lavoro collegando dei widget predefiniti oppure progettati dall'utente, mentre gli utenti avanzati possono utilizzare Orange come libreria Python per la manipolazione dei dati e l'alterazione dei widget.

I widget offrono funzionalità di base come la lettura dei dati, la visualizzazione di una tabella di dati, la selezione di funzionalità, i predittori di addestramento, il confronto di algoritmi di apprendimento, la visualizzazione di elementi di dati, ecc. L'utente può esplorare interattivamente le visualizzazioni o inserire il sottoinsieme selezionato in altri widget.

In ambito scientifico Orange viene utilizzato come piattaforma per testare nuovi algoritmi di apprendimento automatico e per implementare nuove tecniche in genetica e bioinformatica. Nell'istruzione, è stato utilizzato per insegnare metodi di machine learning e data mining agli studenti di biologia, biomedicina e informatica.

Orange è molto apprezzato dai suoi utilizzatori per la velocità e la facilità con cui avviene la visualizzazione dei dati. Infatti una volta immessi i dati il programma li prepara subito sotto forma visuale. Oltre a ciò Orange impara a conoscere con il tempo le preferenze dei suoi utenti e si regola di conseguenza, rendendo l’utilizzo di questo strumento ancora più agevole. L'uso di Orange risulta quindi molto più facile rispetto agli altri software dello stesso genere e ciò consente di prendere decisioni relative alla propria attività in modo veloce.

Quindi se anche voi volete analizzare e valutare i dati raccolti in azienda ma volete uno strumento tanto potente quanto economico allora Orange è lo strumento ideale per avvicinarsi al data mining.

Se ti è piaciuto l'articolo, segui il feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog!

11 febbraio 2021

Singer: raccogliere gratis dati da tante fonti!

I dati sono uno strumento potente per le aziende poiché forniscono loro informazioni che possono essere elaborate in modi diversi. L'obiettivo principale è utilizzare queste informazioni per prendere decisioni. Pertanto, la raccolta dei dati è parte delle attività quotidiane: ogni azienda raccoglie e utilizza ogni sorta di dati.

Oggi le fonti da cui è possibile estrarre dati sono tante e diversificate: siti web, social media, sistemi informativi, newsletter e via discorrendo. Diventa quindi fondamentale riuscire a recuperare i dati da tutte queste fonti in tempi rapidi ed in maniera la più standard possibile.

Ancora una volta viene in soccorso il mondo dell'Open Source: il progetto Singer.

Si tratta di uno standard open source per la scrittura di script che spostano i dati. In pratica Singer descrive come dovrebbe comunicare gli script di estrazione dei dati, chiamati "tap", e gli script di caricamento dei dati, chiamati "target", consentendo loro di essere utilizzati in qualsiasi combinazione per spostare i dati da qualsiasi origine a qualsiasi destinazione. E' possibile inviare dati tra database, API web, file, code e qualsiasi altra cosa possiamo pensare.

I tap ed i target di Singer sono semplici applicazioni composte da pipe: non sono necessari demoni o plug-in complicati. Le applicazioni Singer comunicano con un formato basato su JSON, rendendole facili da lavorare e implementare in qualsiasi linguaggio di programmazione. Singer supporta anche JSON Schema per fornire ricchi tipi di dati e una struttura rigida quando necessario.

Sebbene Python sia il linguaggio preferito per la scrittura di integrazioni, i programmi scritti in qualsiasi linguaggio possono essere conformi alle specifiche Singer.

Quindi se avete necessità di estrarre dati da fonti diverse per poi essere utilizzati per i vostri scopi allora Singer vi semplificherà il compito.

Se ti è piaciuto l'articolo, segui il feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog!